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Teatro Cristallo (Bolzano)
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Orari di cassa:

lun-ven 17.30-19.30
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la storia del teatro cristallo


Introduzione

Un grande ritorno, dopo trent’anni di silenzio. Il Teatro Cristallo, completamente rinnovato, riapre le sue porte al quartiere e alla città che lo avevano visto nascere mezzo secolo fa. La pubblicazione che qui presentiamo in occasione della riapertura intende essere una breve storia delle vicende che hanno accompagnato la nascita della struttura, la lunga fase di chiusura ed infine l’attuale inaugurazione.
La storia del Cristallo è legata sin dalle origini alle dinamiche di crescita e sviluppo del quartiere Europa-Novacella, il più piccolo e più densamente popolato di Bolzano, è la storia di una comunità di recente insediamento che negli anni passati ha trovato nel Teatro un punto di riferimento determinante e che oggi ha la possibilità di scoprire il Cristallo come rinnovato centro di aggregazione e cultura.
In mezzo secolo il Teatro Cristallo ha rivestito diversi ruoli. Il racconto che segue ne ripercorre le varie funzioni, intrecciandole alle vicende a volte del quartiere e altre delle città intera e delle istituzioni culturali che incominciavano ad animare Bolzano.


La campagna diventa città

Fino ai primi anni Trenta del secolo scorso, l’area che delimita l’attuale quartiere Europa-Novacella altro non è che aperta campagna. Poche le abitazioni, solo alcuni masi sparsi e isolati, abitati da agricoltori di lingua tedesca: un contado, che si estende più o meno dagli argini del fiume Isarco alle pendici del monte Guncina, collegato alla città antica da sentieri e strade sterrate. Questo paesaggio cambia radicalmente in poco più di vent’anni. Via via si popola quando, verso la fine degli anni Trenta, vengono edificate le cosiddette “case popolari”, che devono dare vita al quartiere Littorio, un insieme di fabbricati progettati dal regime nell’ottica dell’italianizzazione dell’Alto Adige. Devono accogliere le famiglie che giungono a Bolzano da altre regioni italiane richiamate dalle prospettive di lavoro della nuova Zona Industriale. Vengono tracciate strade e sorgono case in via Torino, via Dalmazia, via Rodi, via Rovigo, via Milano e, non molto tempo dopo, nella confinante zona di Don Bosco, dove, con le “semirurali”, viene fondato il quartiere Dux.
La parrocchia di Regina Pacis non esiste ancora: al suo posto ci sono i vigneti dei frati agostiniani di Novacella, un antico podere agricolo di nome Mariaheim con annessa chiesetta risalente al 1640. Nell’autunno 1935 sbarcano in Alto Adige le industrie lombarde e piemontesi. La Zona Industriale viene inaugurata nel dicembre 1936: entrano in funzione gli stabilimenti delle Acciaierie, Lancia e Viberti, Montecatini, Feltrinelli Masonite ed altri minori. Ventisei case, in tutto 900 alloggi, tra il ’35 e il ’38 sono disponibili per gli operai e le loro famiglie nel complesso Littorio di via Torino; altre se ne aggiungono fino al ’42. Il quartiere Dux completa il piano edilizio, tra il ’38 e il ’43, costruendo 330 casette a due piani: in tutto 1100 alloggi bi- e quadrifamiliari.
Oggi il quartiere Europa-Novacella si trova incastonato quasi al centro del capoluogo, mentre allora era una zona semiperiferica, in cui, tra il 1935 e il 1945, si insediano circa 13.000 persone, quasi tutte di provenienza veneta, lombarda ed emiliana.

Note storiche
In quello stesso periodo, la linea di Piacentini si profila nell’insieme di edificati della zona nord, oscurando l’antica connotazione della zona di Gries dietro palazzi in travertino di stile razionalista, quasi a contorno del Monumento alla Vittoria. Fabbricati curati a livello estetico con ampi porticati, archi e bassorilievi, alternati ad ampie piazze. Curati anche il livello di abitabilità e la funzionalità interna, in quanto destinati alla media borghesia del tempo (vedi Corso Libertà). Tra il ’36 e il ’37 viene costruito il palazzo Alti Comandi, il palazzo del Turismo, che diventerà sede del cinema Corso (ora demolito), il palazzo degli Uffici Finanziari (ex Casa del Fascio); la costruzione del palazzo di Giustizia inizia nel ’39 e viene completata nel ’56 dopo la guerra. Sempre nel ’39 inizia la costruzione della chiesa di Cristo Re, il cui campanile viene eretto nel ’58. Altri edifici importanti del dopoguerra: la sede della Cassa di Risparmio, il palazzo della Regione, il Rainerum, l’albergo Alpi, il cinema Augusteo e il cinema Capitol (1955), la chiesa di via Resia (1969).


1954, nasce il Teatro Cristallo

Molti non lo sanno: prima della chiesa vera e propria viene edificato il teatro. Il nuovo quartiere, o “rione” come si diceva una volta, si va popolando di persone, e quindi di anime, ma la comunità non ha un vero punto di riferimento. Parte del terreno dell’Abbazia di Novacella viene ceduto alla Curia; la prima pietra di quella che sarebbe diventata la nuova parrocchia viene posata nel maggio del 1954 e su questa cresce... il Cinema Teatro Cristallo, che viene inaugurato il primo novembre di quello stesso anno dall’allora arcivescovo di Trento Carlo de Ferrari. É una sala allo stato grezzo e funziona, inizialmente, come chiesa provvisoria: di fatto è nata, sotto altre spoglie, la parrocchia di Regina Pacis. Come è consuetudine dell’epoca, il primo parroco, don Lino Giuliani, si preoccupa di creare prima di tutto uno spazio che permetta alla comunità di aggregarsi e di costituirsi con un’identità propria al di là della fede di ciascuno: da qui la decisione di costruire prima il Teatro, usato provvisoriamente anche come luogo di culto, e solo in un secondo momento la chiesa. Nel ’55 viene infatti costruita la parte inferiore dell’attuale chiesa con annessi l’oratorio e la scuola materna. Si dovrà attendere il maggio 1960 per vederla definitivamente completata come luogo di culto, ma la missione pastorale è già iniziata con il Cristallo.

Note storiche
Parrocchia e quartiere, in quegli anni, sono sinonimi. Anche la comunità di Regina Pacis, nel bene e nel male, risente della “distanza” dalle altre comunità sparse in città. Nel bene, quando i residenti si schierano nel sostenere l’identità e le caratteristiche della loro parrocchia; nel male, quando prevalgono le discriminazioni tra quartieri agiati e quartieri meno abbienti. La parrocchia di Regina Pacis è connotata da una forte presenza di residenti di lingua italiana, portatori di culture diverse, persone di estrazioni, necessità, aspettative e obiettivi più o meno condivisi, provenienti, per scelte talvolta obbligate, da luoghi socialmente depressi e dove non si trova lavoro, non più affrancati dall’agricoltura o profughi da calamità naturali. Famiglie che hanno lasciato i loro luoghi d’origine, ma che portano con sé radici, tradizioni, antiche sapienze e, nei più anziani, residui di precedenti dominazioni; persone che devono fondersi con gli autoctoni, a loro volta orfani di un impero crollato da tempo, ma spesso ancora rimpianto. Famiglie, dunque, che devono fare i conti con una realtà “diversa” e complessa. Da quell’intreccio di provenienze e culture nasce quel dialetto che non esiste, il bolzanese o bolzanesco, modalità espressiva (sempre meno) usata nel capoluogo, che assomma calate padane con coloriture venete, etimo tedesco e contaminazioni trentine, idiomi ladini e via dicendo: voci provenienti dal microcosmo quotidiano di altre province. In una realtà così variegata trasmettere ai propri figli un’identità non è compito facile, anche per la mancanza di una comunità che colmi le lacune delle strutture pubbliche preposte all’educazione e all’assistenza.


1963 - 1973, gli anni ruggenti

Nel febbraio ’63 viene inaugurato, questa volta nel pieno delle sue funzioni, il Cinema Teatro Cristallo che dal 1963 al 1973 vive la sua epopea. Al mattino la sala è utilizzata per le prove degli spettacoli, mentre nel pomeriggio diventa sala di proiezione. La programmazione cinematografica è l’attività principale e continua ininterrottamente per tutto il decennio. Fondamentalmente il Cristallo è un cinema parrocchiale che dà film per ragazzi, western e cartoni animati, anche se questa classificazione potrebbe, a torto, ricordarlo in modo riduttivo. La qualifica di “parrocchiale” è uno stereotipo che induce a pensare a qualcosa di minore, se messo in confronto con la rinomanza che viene attribuita alle sale private cittadine. Per il Cristallo non è così: la sua sala, quanto ad ampiezza (circa 700 posti, tra platea e loggia), capacità e dotazione di infrastrutture non manca di nulla, e la frequenza di pubblico non è inferiore alle altre realtà cittadine. Quando non c’è proiezione cinematografica, vengono allestite manifestazioni d’arte varia, organizzate dalla parrocchia o da associazioni di quartiere. Non mancano occasioni ricorrenti per allestire il palco durante le festività o gli appuntamenti annuali di associazioni e gruppi. Un vero luogo di aggregazione e di promozione sociale. La sera, lo spettacolo continua: o film o teatro. Il palco dispone di più sipari ed è dotato di tutti i congegni necessari per trasformarsi ed essere perfettamente agibile per la prosa o per la lirica. Il proscenio è infatti attrezzato con la fossa orchestrale, per l’opera e per l’operetta. Moltissime compagnie amatoriali, sia locali che venute da fuori, si alternano in quegli anni.
Il responsabile della conduzione del Cristallo era allora Ottorino Scappi, amministratore, economo, coordinatore, direttore tecnico e direttore artistico: un addetto ai lavori, operativo a 360 gradi che, tra il ’63 e il ’73, si occupa della gestione e delle dinamiche specifiche del Cinema Teatro Cristallo, sabato e domenica compresi.
“Erano tempi in cui si riusciva ancora a sognare con poco.” – ricorda oggi Scappi – “Tempi in cui c’era molta disponibilità tra le persone. Chi stava alla cassa, chi strappava i biglietti o faceva la maschera, chi proiettava, chi si occupava delle scene, delle luci, del magazzino e quant’ altro. Si poteva lanciare una iniziativa e organizzare qualcosa, sapendo già che sarebbe andata a buon termine. Non era difficile trovare persone che si prestassero. Del resto, era un piacere lavorare in un teatro così ben attrezzato. Tra il primo e il secondo sipario c’era lo schermo con l’impianto audio; dietro c’era tutto il resto del palco, le quinte e l’impianto scenico. La sala era dotata di un’ottima acustica. Al mattino si svolgevano le prove, al pomeriggio i film che, quando non c’era teatro, si prolungavano fino a sera. Ricordo con piacere qualche momento di pausa durante le proiezioni. Non guardavo il film, perché lo conoscevo ormai a memoria, ma mi divertiva osservare le espressioni degli spettatori. Era uno spasso vedere certe reazioni dei ragazzi con gli occhi incollati allo schermo...”.

Il festival studentesco
Il Cristallo, nella prima metà degli anni ’60, ospita la prima edizione del festival studentesco. Una novità per quei tempi. Musica classica, leggera, jazz, drammaturgia, cinematografia, manifestazioni d’arte varia, riempiono la sala all’inverosimile, sia in questa che nelle quattro edizioni successive. Teatro tutto esaurito, nemmeno posti in piedi, porte chiuse con inevitabili proteste di chi resta fuori. Ezio Zermiani, Lino Morabito, Emilio Insolvibile, “Mimmo” Marcassoli e tanti altri: sono i mattatori di allora. La prima edizione, per la cronaca, viene vinta dall’ ITC Cesare Battisti. I festival studenteschi costituiscono un momento “caldo”. In occasione di una delle prime edizioni l’affollamento di giovani che davanti al teatro tifano per i rispettivi istituti in competizione è tale che si forma un memorabile ingorgo stradale. La circolazione rimane bloccata: autobus fermi e automobilisti attaccati ai clacson. Si crea una situazione di caos che allora viene definita “incidente”. É solo un avvenimento, che scuote con allegria il capoluogo di una provincia che sta attraversando il periodo difficile del terrorismo. Sono del resto tutti giovani non ancora ventenni, pieni di sano entusiasmo e motivati dalla voglia di fare un po’ di chiasso in un momento di aggregazione che, in quei tempi, esce dagli schemi. E, tra appluasi e fischi, nascono anche i flirts.

Il Teatro Stabile di Fantasio Piccoli
Fantasio Piccoli, milanese quasi trentenne, nell’immediato dopoguerra dà vita alla compagnia “Il Carrozzone”, una specie di teatro itinerante in cui raccoglie un nutrito gruppo di giovani attori. Tra questi, Adriana Asti, Romolo Valli, Franca Rame, Valentina Fortunato, Mariangela Melato: alcuni di loro daranno vita alla futura compagnia teatrale, che nascerà nel 1950 con il nome di Teatro Stabile di Bolzano. Il Teatro Stabile di Bolzano, pur definendosi “stabile”, è un teatro senza fissa dimora. I primi spettacoli vanno in scena nel ’50 nell’aula magna dell’ITI e nella sala concerti del conservatorio Claudio Monteverdi, poi al Corso (oggi demolito), al Minerva di via Trieste (anch’esso demolito) e al Druso nel ’55. Quest’ultima sala sembra candidata a diventare il nuovo teatro cittadino, poi il progetto viene bocciato e lo Stabile sfrattato. Si ripiega nella hall dell’hotel Città in piazza Walther. Nel ’61-’62, dopo momenti difficilissimi e rischiosi, Piccoli e lo Stabile ripartono e tornano in scena, con mezzi di fortuna, nei locali della fiera di Bolzano in via Roma. Col tempo, vengono chiamate anche compagnie da fuori, finché, nel 1965, finalmente lo Stabile approda in una vera sala da teatro, quella del Teatro Cristallo. Vi rimane per quattro stagioni. Nel corso della seconda stagione (1965-66), per risollevare le sorti tutt’altro che floride del teatro, Fantasio Piccoli decide di dare nuova forza alla compagnia e scrittura Nino Besozzi, attore versatile che allora godeva di una certa fama in campo nazionale. La soluzione dà buoni risultati. Besozzi va in scena con Il ventaglio di Carlo Goldoni, guadagnandosi un premio per la miglior interpretazione goldoniana dell’anno. Seguono le interpretazioni di Mercadet di Honoré de Balzac, de Le Case del vedovo di George Bernard Shaw e de La Farinella di Giulio Cesare Croce. Nel ’66 il Comune di Bolzano approva il primo regolamento del Teatro Stabile: deve essere ratificato dallo Stato, ma intanto l’organismo assume un’identità giuridica, dopo tanti anni di precarietà istituzionale. Nel frattempo, emergono con forza i disaccordi già da tempo esistenti tra Fantasio Piccoli, la cui linea è orientata verso il teatro di poesia, e i responsabili del teatro intesi a rinnovare programmi e cartellone. Piccoli lascia la direzione, rimanendo comunque disponibile come consulente artistico. La gestione viene affidata a Renzo Ricci, Eva Magni, già noti in quel tempo, e al collettivo di attori che comprende Raffaele Bondini, Ginella Bertacchi, Fernando Pannullo, Torivio Travaglini, Alberto Germiniani. In questa nuova stagione, che si potrae nel 1967, al Teatro Cristallo vanno in scena Viaggio di un lungo giorno verso la notte di Eugene O’Neill, Enrico IV e La patente di Luigi Pirandello, L'osteria della posta di Goldoni, La libertà di Carlo Terron, Il Belvedere di Aldo Nicolaj, Napoleone sul campanile di Alverio Raffaelli e La notte di un nevrastenico di Riccardo Bacchelli. Segue la nomina di Renzo Giovampietro alla direzione artistica (1967-68) seguito da Mario Antonelli. Lo Stabile, intanto riprende il suo cammino di teatro nomade utilizzando altri palcoscenici.

Teatro, opera lirica e operetta
Il palcoscenico del Cristallo ospita diverse stagioni di prosa, vengono rappresentate molte opere liriche ed operette. Purtroppo le documentazioni e le testimonianze di quegli eventi sono andate perdute nel corso della prima ristrutturazione del fabbricato e non rimangono memorie verificabili. Al Cristallo vanno in scena molti spettacoli prodotti dai vari Gad del tempo, primo fra tutti il Minerva, nato nell’immediato dopoguerra e divenuto storica espressione del teatro amatoriale del capoluogo. L’amore per la scena coinvolge allora vari personaggi, che si distinguono percorrendo il non sempre facile percorso riservato alle filodrammatiche. Non si può non citare l’impegno profuso da Maria Pia Socin, Giorgio Dal Piai, Alfredo Retucci, Marina Manganaro, Lauro Daidà, Giancarlo Fellin, Enrico Cavazzana, Sebastiano Benacchio, Elda Leveghi. Per quanto riguarda l’opera lirica e l’operetta, va detto che a Bolzano non erano più state rappresentate dopo che, nell’autunno del 1943, il Teatro Verdi era stato raso al suolo dai bombardamenti alleati. Ricompaiono sulla scena cittadina solo quando viene aperto il Teatro Cristallo, l’unico ad essere attrezzato per questo genere di spettacolo. Dopo il ’73, anno in cui viene chiuso il Cristallo, solo con la costruzione del Nuovo Teatro Comunale, inaugurato nel 1999, la lirica torna a Bolzano.


Si chiude il sipario

Nel ’73 il Cristallo chiude i battenti: troppi i debiti residui. La parrocchia ha dovuto accendere un mutuo e bisogna cercare di sanare la situazione. Per trent’anni, escluse sporadiche occasioni di spettacolo, l’attività del Cristallo è vincolata alle registrazioni di Rai Sender Bozen ancora aperte al pubblico ed in seguito alle prove a porte chiuse dell’Orchestra Haydn, ospitata fino al ’99.
Don Paolo Michelini, succeduto nel 1964 a don Lino Giuliani, non si avventura nella difficile impresa di risollevare le sorti del teatro, anche perché nel frattempo è mutata la visione dei ruoli di parrocchie e sacerdoti. La parrocchia lascia dunque la gestione del Cristallo e la Curia la affida ad un amministratore.


1989 - 2003, il consiglio parrocchiale coinvolge le istituzioni

I debiti, nel tempo, vengono sanati e la Curia restituisce il Cristallo alla parrocchia. In seno al consiglio parrocchiale è nel frattempo maturata l’idea di ristrutturare lo stabile e di restituirlo alle sue funzioni. Nel ’94 viene avviata un’indagine tra la gente per conoscere il pensiero degli abitanti del quartiere sulla destinazione futura dell’immobile. La ricerca e lo studio dei dati vengono affidati al professor Antonio Scaglia, preside della Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento, affinché prospetti una panoramica degli orientamenti e delle aspettative culturali degli abitanti. Risulta che nel quartiere c’è una grande aspettativa sulla riapertura del teatro e che questo, per il suo ruolo, sarebbe stato un punto di riferimento di enorme importanza. Di questa missione, la parrocchia può essere il vero propulsore.
Mentre si va attuando la prima ristrutturazione del fabbricato, che vede l’insediamento degli uffici del Centro Civico e le sedi del Centro Giovani e del Centro diurno per gli Anziani, il consiglio parrocchiale si muove con maggiore risolutezza nell’intento di recuperare il teatro. La “campagna”, che ha preso le mosse nei primi anni ’90 porta ad una serie progressiva di conquiste. La voce Cristallo compare costantemente nell’ordine del giorno delle riunioni. Si susseguono lettere, incontri, petizioni, contatti con la curia, con le istituzioni pubbliche e con le associazioni. Che cosa si può fare di quella sala? Conservare, restaurare? Come gestirla? É l’unica struttura di quel tipo al di qua del Talvera e può soddisfare le esigenze di circa due terzi della popolazione cittadina. Ambedue i gruppi linguistici sono interessati. C’è una serie di incontri con i rappresentanti politici delle principali istituzioni. Uno dei punti più critici è, naturalmente, quello economico.
Nel ’96 arriva il primo, sostanzioso finanziamento dall’Assessorato alla Cultura italiana. Destinazione: ristrutturazione sala del teatro e realizzazione altri locali per servizi sociali. Si prevede di iniziare i lavori nel gennaio 1998. Restano da superare i problemi tecnici e burocratici, progetti, licenze e quant’altro: è potenzialmente avviata l’intera ristrutturazione del Cristallo e la realizzazione ex novo del Centro Giovani e del Centro diurno per Anziani. Per il teatro viene prevista l’eliminazione della galleria, la riduzione dei posti da 700 a circa 500 e la realizzazione di ulteriori volumi per attività culturali. Nel settembre ’98 il primo appalto viene aggiudicato. Il recente “Piano sociale per la qualità della vita 2004” del Comune di Bolzano e l’indagine condotta nel 2005 dalla Trento School of Management su commissione dell’Assessorato alla Cultura italiana della Provincia confermano la bontà del progetto Cristallo. Nel 2001 parte il cantiere. Oggi il Cristallo è definitivamente restituito al quartiere. Polo culturale, oltre a Centro Giovani, Centro Anziani e Centro Civico, è anche Teatro.

Testi e ricerche di Severino Perelda



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